Lei e quella scatola nera, piatta come la sua vita.
Non c'era altro o forse non riusciva a vedere altro quella sera.
Una sera strana, in cui avrebbe voluto fare una pazzia, una di quelle che difficilmente si dimenticano.
E allo stesso tempo preferiva starsene a casa, rannicchiata sul divano a fantasticare con la mente, a conoscere chissà quali nuovi posti.
Quello era il suo benessere.
Quello che la portava a un miglioramento della qualità della vita.
Quella dimensione innaturale, quell'aria suggestiva ricca di profumi, di aromi inebrianti quasi fosse un bel bagno caldo e rilassante.
Era in se stessa che riusciva a trovar pace.
L'unico posto in cui sarebbe stata al sicuro.
Stava meglio. Alla sera stava meglio.
Lei e il silenzio.
Lei e la musica, frammenti di un discorso armonioso.
Si chiedeva perchè mai fosse così difficile trovare un pò di tranquillità.
La risposta non era complicata.
Chi è tranquillo d'altronde non ha situazioni in sospeso, non ha paure, non è fragile, è forse misero?
Allora rivalutò la sua tranquillità. Se da un lato nulla era più esasperante di non trovare rifugio in essa, dall'altro, era anche l'unico motore che le permettesse di vivere.
Dalla foga di questa continua ricerca verso la calma, giunse a credere che essa non fosse l'unico rimedio per stare bene.
La soluzione era quella che pensava già da un pò.
L'amara accettazione dei fatti, della vita, che la spingeva verso la maturità.
E se crescere significa affrontare, ammettere i propri errori e tentare di tenere la testa alta dinanzi alle difficoltà, allora finalmente, mai come quella sera, poteva ritenersi soddisfatta di se.
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