Stava li, muta e inerme a chiedersi cosa mai desiderasse avere.
Questo.
Lei aveva bisogno di scrivere, per ora era l'unica cosa che la faceva crescere.
Sì..abbandonarsi lì in un angolino caldo e lasciarsi scorrere sulla pelle le cose, i giorni, i pensieri, cercando di trasferire tutto su un foglio.
Scrivere era una liberazione, il punto e la ripartenza, lo zero del suo equilibrio per ricominciare.
Forse, quello, sarebbe stato il primo passo di una lunga scampagnata.
E pensava cosa fosse giusto e cosa non lo fosse.
Cosa sarebbe potuto succedere se.
Se cambiando avesse fatto in modo che qualcuno si accorgesse di lei.
Se ancora domani ci sarebbe stato quell'abbraccio forte che le arrivava in fondo al cuore.
Se..se...il condizionale.
Il condizionale come forma di vita, il condizionale come insoddisfazione dell'animo.
Mancava la concretezza, l'immediatezza, il mettere in moto una trasformazione dell'astrattismo..una situazione che la rendeva dubbiosa, nervosa..caratteristica che purtroppo possedeva, anzi, si faceva possedere.
Stava bene e stava male.
Più bene, ultimamente.
Perchè c'era quella carezza della sera.
C'erano sguardi, strane battute e quei sorrisi..
Parole che penetravano nelle ossa di quella giovane sprovveduta.
La verità è che aveva solo una gran paura di scollegarsi da tutto ciò che la circondava, tutto quello che riusciva a farla sorridere.
Allora quest'angoscia a cosa era dovuta?
Lei aveva tanta paura di vincere il mondo.
Avrebbe dovuto sfoggiare la sua carta, prima che fosse troppo tardi.
Peccato solo che non riuscisse a leggerne il seme.
Nessun commento:
Posta un commento